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Associazione Arma Aeronautica
Aviatori d'Italia

Nucleo di Jesolo - Sezione di Treviso

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tricolore

Storia

La Regia Aeronautica fu costituita il 28 marzo 1923, mentre il Ministero dell'Aeronautica venne formato il 30 agosto 1925; l'Aeronautica Militare Italiana fu poi riunita alle altre forze armate nel Dicastero della Difesa il 4 febbraio 1947. L'organizzazione tecnico-amministrativa dell'Aeronautica Militare Italiana fa capo alle direzioni generali e agli uffici centrali del Ministero della Difesa; quella tecnico-militare (enti vari e comandi centralizzati e periferici) al capo di Stato Maggiore che è responsabile della preparazione delle forze aeree. I servizi tecnici e logistici periferici e i reparti operanti dipendono dai tre comandi di regione aerea che hanno sede, rispettivamente, a Milano, Roma e Bari. Il personale dell'Aviazione Militare Italiana è costituito da ufficiali, in servizio permanente e di complemento, dell'Arma Aeronautica (ruolo naviganti e ruolo servizi), del Corpo del Genio Aeronautico (ruolo ingegneri, chimici, fisici, assistenti tecnici), del Corpo di Commissariato Aeronautico (ruolo commissari e amministrazione) e del Corpo Sanitario; sottufficiali, a ferma volontaria e di carriera, piloti e dei ruoli servizi, specialisti e assistenti tecnici; graduati e militari di truppa a ferma ordinaria e a ferma volontaria, dei ruoli servizi, specialisti e assistenti tecnici. Gli ufficiali piloti e ingegneri, in servizio permanente, sono formati all'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, frequentata anche da stranieri; la Scuola Sottufficiali ha sede presso l'aeroporto di Capua. La costituzione del primo nucleo dell'Aviazione Militare Italiana risale al 1884, allorché venne istituito un Servizio Aeronautico presso il 3o Reggimento Genio, in Roma, divenuto poi Sezione Aeronautica l'anno successivo e quindi Compagnia Specialisti nel 1887, col compito di gestire qualunque attività di carattere aeronautico a scopi militari. Attività che allora riguardò soltanto gli aerostati che già i Francesi avevano impiegato con compiti di osservazione all'assedio di Maubeuge nel 1794 e che ora, un secolo dopo, stavano entrando in regolare dotazione agli eserciti. I soddisfacenti risultati che i primi esemplari Serrati, Volta e Lana diedero nel corso delle operazioni militari in Eritrea nel 1887 e 1888 determinarono un ampliamento degli iniziali organici di questa specialità con la trasformazione della Compagnia Specialisti in Brigata Specialisti nel 1894. Frattanto, con l'applicazione all'aerostato di un'elica azionata da un motore era nato il dirigibile; in Italia, il primo esemplare, del tipo semirigido, realizzato presso la Brigata Specialisti, effettuò con successo un'ascensione nel 1908 a Vigna di Valle (Roma).

Sette anni dopo lo storico volo dei fratelli Wright lo Stato Maggiore italiano si convinse dell'importanza che avrebbe potuto avere l'aeroplano dal punto di vista militare e autorizzò (12 febbraio 1910) l'apertura di una scuola per piloti a Roma (Centocelle) sotto la direzione del tenente di vascello Mario Calderara, che aveva conseguito il 12 settembre 1909 il primo brevetto di pilota, successivamente omologato dalla Fedération Aéronautique Internationale. I primi velivoli militari italiani vennero acquistati in Francia e fu in Libia, alla cui campagna l'aviazione italiana partecipò con 3 dirigibili, un parco di aerostati e 4 flottiglie di aeroplani, che ebbe luogo il primo volo di guerra della storia, quando il Blériot del capitano Carlo Piazza si alzò dal campo di Tripoli la mattina del 23 ottobre 1911 per svolgere una missione esplorativa. Il 17 luglio 1910 era stato istituito il Servizio Aeronautico con un Battaglione Specialisti con sede a Roma, per aerostati, e il 27 giugno 1912 fu creato il Battaglione Aviatori con sede a Torino, per aeroplani e scuole. Le prestazioni date dalle prime unità aeree militari durante la campagna di Libia furono certo modeste: attività di osservazione, di ricognizione, di collegamento a raggio limitato; azioni di bombardamento di valore soprattutto dimostrativo, in quanto si trattò del lancio di bombe a mano “Cipelli” del peso di 2 kg. A pochi mesi dall'intervento italiano
nel primo conflitto mondiale, l'importanza che veniva attribuita all'uso bellico dei velivoli era sottolineata dalla creazione (7 gennaio 1915) di un autonomo Corpo Aeronautico Militare. Nel novembre del 1915 le forze aeree italiane erano costituite da 86 aeroplani, 5 dirigibili e 6 sezioni aerostatiche; una Sezione Idrovolanti, istituita già nel 1912, veniva posta alle dipendenze della Marina. Durante la guerra le industrie italiane misero a punto ottimi velivoli di propria progettazione, come i Caproni da bombardamento e gli SVA per la ricognizione.

Nel dopoguerra lo sviluppo ormai raggiunto dall'aviazione determinò la creazione dell'Arma Aeronautica (20 aprile 1920) e di un Commissariato per l'Aeronautica (14 gennaio 1923). Nel 1927 fu istituita a Desenzano la Scuola di alta velocità e più tardi sorsero a Orbetello la Scuola di navigazione aerea di alto mare (1929), in cui si formarono i piloti che compirono le celebri crociere atlantiche del 1931 e 1933, e a Guidonia il Reparto alta quota (1934); presso questi centri vennero conquistati i primati di velocità (709 km/h, dal maresciallo Agello, il 23 ottobre 1934) e di altezza (17.083 m, dal colonnello Pezzi, il 22 ottobre 1938). Eccezionale banco di prova per uomini e macchine furono le pattuglie acrobatiche. L'Aviazione Militare Italiana partecipò alla campagna etiopica (1935-36) con materiale eterogeneo (ca. 350 aerei) che andava dai residuati della I guerra mondiale fino ai più moderni Ro 37 da ricognizione e Ca 111 e 133 da bombardamento e trasporto, mentre i velivoli da caccia erano biplani FIAT CR 20. Subito dopo le operazioni in Etiopia, equipaggi volontari si unirono in Spagna alla Aviacion del Tercio (poi Aviazione Legionaria) con ca. 250 aerei (bombardieri SM 79, SM 81 e FIAT BR 20, caccia FIAT CR 32, assaltatori Ba 65 e ricognitori Ro 37). All'atto dell'intervento nella II guerra mondiale l'Aviazione Militare Italiana disponeva di un totale di 3296 aerei (1332 bombardieri, 1160 caccia, 804 ricognitori) dei quali, però, solo la metà efficienti. La vastità e la dispersione dei vari fronti e, soprattutto, il modesto potenziale industriale in confronto a quello degli avversari, determinarono un rapido squilibrio qualitativo e quantitativo a sfavore delle forze aeree italiane. La linea del bombardamento era costituita in gran parte dagli SM 79 e BR 20, la caccia era essenzialmente basata sui biplani CR 42 (maneggevoli ma non molto veloci e poco armati) e sui primi monoplani G 50 e MC 200, mentre i più moderni e veloci Macchi MC 202 esordirono in Africa soltanto nel 1941. I pochi reparti di assalto e combattimento avevano in linea i monomotori Breda 65 e i bimotori Ba 88. L'aviazione per l'Esercito era ancora basata sui vecchi ricognitori Ro 37 e veniva distribuito allora il bimotore Caproni Ca 311. La ricognizione marittima allineava gli idrovolanti Cant Z 501 e Z 506. Verso la fine del conflitto entrarono in linea i caccia MC 205, Re 2005 e G 55 di prestazioni senza dubbio paragonabili alle macchine alleate. Nel giugno 1943 l'Aviazione Militare Italiana disponeva di 5000 aeroplani efficienti solo per la metà; situazione che precipitò nel successivo breve periodo che va fino all'8 settembre, quando sui campi di volo non se ne contarono che 1306, dei quali solo un terzo efficienti. Nel secondo dopoguerra l'Aviazione Militare Italiana fu dotata, in coincidenza con l'ingresso dell'Italia nella N.A.T.O., di velivoli ceduti da potenze alleate e in particolar modo dagli Stati Uniti; vari modelli di aerei americani sono stati e vengono tuttora costruiti da industrie italiane su licenza americana. Nel 1961 venne infine costituita la pattuglia acrobatica nazionale “Frecce tricolori”. Tra i velivoli in dotazione si ricordano: caccia intercettori Lockheed F 104 F (Aeritalia), e Lockheed TF 104 G, cacciabombardieri Aeritalia F 104 S e Panavia Tornado, cacciabombardieri ricognitori FIAT G 91 R e FIAT G 91 Y, intercettori teleguidati (missili) Nike- Hercules, ricognitori fotografici Lockheed RF 104 G, radiomisure Aeritalia G 222 RM, Piaggio PD 808 RM e Aermacchi MB 339 RM, antisom Atlantic BR 1150; per il trasporto tattico-logistico e antincendio Lockheed C 130 Hercules e Aeritalia G 222, antincendio Canadair CL 215. Per la ricerca e il soccorso elicotteri Sikorsky HH 3F e Agusta AB 212, per l'addestramento basico elicotteri Agusta AMD 500F e per il collegamento velivoli Piaggio P 180, Gulfstream GIII, Dassault Falcon 50 e McDonnell Douglas DC9 30. Per i rifornimenti in volo velivoli Boeing B 707 Tanker. La pattuglia acrobatica vola sugli Aermacchi MB 339/PAN.

Agli inizi degli anni Novanta, come le altre forze aeree occidentali, l'Aviazione Militare Italiana ha rivisto i propri programmi e obiettivi a seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica e della cessazione dell'ostilità tra N.A.T.O. e Patto di Varsavia. Tale circostanza, unita alle ristrettezze di bilancio derivanti dalla difficile situazione italiana, ha imposto una razionalizzazione dell'organizzazione, con la diminuzione del numero delle unità operative e l'accentramento di più unità sulla medesima base. Inoltre, la partecipazione ai vari fatti d'arme che hanno visto in prima linea le forze aeree (invasione del Kuwait, missioni N.A.T.O. in Bosnia e soprattutto nel Kosovo) ha messo in luce varie carenze nel campo sia dei velivoli che degli armamenti. La maggiore è senza dubbio quella di velivoli da superiorità aerea, dovuta allo slittamento del programma Eurofighter, per il quale le prime consegne ai reparti sono programmate per l'inizio del 2004. La carenza è stata tamponata tramite il rimodernamento dell'ormai obsoleto F104 (che grazie all'Aviazione Militare Italiana è divenuto l'aereo da caccia che ha avuto la permanenza più lunga in unità operative, con quasi cinquant'anni di servizio) e l'acquisizione di un'aliquota di caccia Tornado ADV (Air Defense Variant), versione da difesa aerea del Panavia Tornado, precedentemente in servizio con la Royal Air Force. Oltre alla già approvata acquisizione dei Typhoon, il rimodernamento delle forze riguarda anche l'avionica linea Aermacchi MB339 e la linea Alenia AMX, che verranno tutti allineati allo standard 3. Inoltre i quattro aerorifornitori B707 riceveranno un nuovo equipaggiamento standard per poter rifornire tutti i velivoli in flotta. L'acquisizione di C130J e di diciotto Alenia C27J Spartan è destinata a rinnovare le capacità di trasporto della 46a Aerobrigata, attualmente penalizzata dall'invecchiamento dei mezzi in dotazione. La missione balcanica e le esigenze di garantire la sicurezza anche negli aeroporti da cui partono le missioni hanno peraltro mostrato la necessità di rinforzare alcuni comparti quali le munizioni d'attacco, con particolare riferimento alle munizioni guidate ad alta precisione, e la protezione degli aeroporti dagli attacchi condotti con armamenti Stand-Off (ovvero con missili o altri armamenti sganciati da velivoli al di fuori del raggio di azione della difesa contraerea locale). Va segnalato, inoltre, il completo rinnovamento della linea di velivoli da collegamento e trasporto autorità con l’acquisto di due Airbus A319 ACJ (destinati soprattutto al trasporto del presidente della Repubblica) e di due Dassault Falcon 900EX.

Stemma

Stemma dell'Aeronautica Militare Italiana

Il diritto a fregiarsi dello Stemma Araldico derivò dalla concessione dell'uso della bandiera nazionale alla Regia Aeronautica (regio decreto del 17 ottobre 1920). Con l'avvento della Repubblica, l'Aeronautica Militare rimase "orfana" di un distintivo d'arma sino al 1970, anno in cui lo Stato maggiore dell'aeronautica inoltrò richiesta di concessione di uno Stemma per l'Arma Aeronautica. Con il decreto del presidente della Repubblica 25 gennaio 1971, veniva concesso lo stemma oggi in vigore. Il decreto dice testualmente:

"È concesso all'Aeronautica Militare uno stemma descritto come appresso: inquartato nel primo d'oro un cavallo alato azzurro, inalberato e rivoltato, tenente con le zampe anteriori una fiaccola naturale (27a Squadriglia aeroplani); nel secondo d'argento un grifo rampante rosso (91a Squadriglia "Baracca"); nel terzo d'argento un quadrifoglio verde (10a Squadriglia da bombardamento Caproni); nel quarto di porpora il Leone di San Marco in maestà con la spada e con il libro degli Evangelisti chiuso (87a Squadriglia "Serenissima"). Sopra lo scudo un'aquila turrita d'oro e sotto, su lista svolazzante d'azzurro, il motto pure in caratteri d'oro: Virtute Siderum Tenus".

  

Lo stemma venne ottenuto riunendo gli emblemi di quattro delle squadriglie che avevano dato prova di abilità, coraggio ed eroismo nella prima guerra mondiale. Le squadriglie scelte furono:

 

Squadriglia Farman

 

Il quadrupede chimerico alato con fiaccola, con la parte anteriore da leone e quella posteriore da cavallo, raffigura il distintivo della "X Squadriglia Farman", costituita il 1° aprile 1913.

 

Squadriglia Caccia

 

Il "Grifo Rampante" rappresenta l'insegna della "91a Squadriglia da Caccia". Nota come "Squadriglia degli assi", ebbe tra le sue file eroi come Francesco Baracca, Piccio, Ruffo di Calabria e Ranza.

 

Squadriglia Caproni

 

Il "Quadrifoglio" riproduce il simbolo della "10a Squadriglia da bombardamento Caproni", anch'essa impiegata in audaci azioni belliche durante la Grande Guerra.

 

Squadriglia Serenissima

 

Il celebre "Leone di S. Marco" fu adottato come emblema dalla "87a Squadriglia Aeroplani", ribattezzata "La Serenissima" in omaggio alla città di Venezia. Si ricorda l'epico volo su Vienna al comando di D'Annunzio.

 

Aquila Turrita

L’aquila turrita è la denominazione del simbolo dei piloti dell'Aeronautica Militare ed indica la maestà, la vittoria, la forza ed il potere sovrano; nella mitologia greca era il simbolo di Zeus. L’Italia scelse questo simbolo nel 1922. L'aquila araldica è da sempre stata utilizzata in Italia per distinguere i piloti militari e nella Regia Aeronautica il simbolo era sormontato dalla corona reale di Casa Savoia. Al termine della seconda guerra mondiale, a seguito della proclamazione della Repubblica vennero rimossi tutti i simboli monarchici dalle insegne statali e l'aquila di pilota militare assunse la forma attuale. Il cambio del simbolo interessò anche la posizione araldica dell'aquila, che passò da ordinaria a rivoltata, cioè con sguardo rivolto a sinistra (destra per chi guarda il simbolo).

Araldica

Secondo la nomenclatura degli ornamenti esteriori dello scudo utilizzata in araldica, il termine "torre" con il quale viene comunemente chiamato il simbolo sovrapposto allo stemma dell'Aeronautica Militare, andrebbe indicato più propriamente come corona murale, decorazione ispirata alla corona muraria, l'onorificenza della Repubblica e dell'Impero romano che veniva conferita al primo uomo che avesse scalato le fortificazioni di una città nemica. In Italia le corone murali vennero regolamentate nella simbologia degli stemmi già nell'articolo 97 del regio decreto del 7 giugno 1943, numero 652 ed utilizzate negli stemmi delle Città.

Virtute Siderum Tenus

Sotto lo scudo, la sopra indicata scritta, la quale indica il valore, il coraggio, la bravura ed il sacrificio con cui gli aviatori militari italiani hanno operato ed operano. Il motto in latino (tradotto significa “con valore verso le stelle”) è poi stato scelto anche dal pattugliatore di squadra Aviere della Classe Soldati, acquistato dalla Marina Militare nel 1992.

La Marcia di Ordinanza

La marcia di ordinanza dell'Aeronautica Militare fu composta nel 1937 dal primo maestro direttore della banda della Regia Aeronautica, Alberto Di Miniello, che ha arrangiato un motivo di Romualdo Marenco, tratto dal balletto "Amor" (Ascolta).

Per ulteriori informazioni consultare il sito ufficiale dell'Aeronautica Militare.